Heaven is a Myth. Nepal is Real!

Posizione del guerriero I all'alba di fronte all'Annapurna Sud (Aprile 2017)

《La prima volta che bevi un tè con uno di noi sei uno straniero; la seconda un ospite onorato; la terza, sei parte della famiglia.》

Lo chiamano Mal di Nepal e una volta che vai (e torni!), capisci perché. Il Nepal non è solo 8000, è un popolo e una filosofia, è misticismo e  spiritualità. Ho coronato questo sogno ad Aprile 2017, la prima volta con Viaggia con Carlo. Meta il Kopra Ridge, un trekking meno battuto e fuori dai soliti circuiti turistici, che mi porterà a visitare villaggi di montagna e i loro abitanti, ai piedi dell'Annapurna Sud e con splendidi panorami anche sul Daulagiri, il Nilgiri e il Machapuchre. 

Passaporto, visto, vaccini e borsone. Sono pronta a partire con un bel gruppetto da Milano, compreso il giovanissimo Tiziano, che ci ha regalato il suo resoconto sul Kilimangiaro. Scalo a Instabul, in volo per Kathmandu entriamo in atmosfera guardando “Everest”.

Kathmandu

È sporca e inquinata, caotica e rumorosa. Eppure, oltre allo smog , si respira un'atmosfera magica. Templi buddhisti si mescolano a quelli induisti. Visitiamo Durbar Square, il Monkey Temple, la Dea Bambina,… In città devi fare attenzione a non essere arrotato, non esistono i marciapiedi e vige la legge del più forte: camion schiaccia camioncino, che schiaccia automobile, che schiaccia moto e motorino, bici…insomma, avrete capito che il pedone ha vita difficile in queste strade. Salta subito all'occhio la miseria di questa gente, nonostante certe contaminazioni occidentali (insegne, snack, bibite e sigarette, automobili,…), che fanno a pugni con tutto il resto. Il Paese è poi ancora semidistrutto dal terremoto del 2015. I soldi di grandi e piccole organizzazioni internazionali, onlus e ong - ci dicono - qui non sono mai arrivati, se non in piccola parte. Questo è ancora più evidente quando visitiamo Bakthapur. Anche il sistema sanitario e scolastico è rimasto molto indietro: a parte forse l'ospedale di Kathmandu, sembra che i migliori medici lascino il Nepal e che gran parte della gente locale si affidi ancora agli sciamani e a rimedi naturali. Denaro e farmaci scarseggiano. Per fortuna, poi, ci sono invece organizzazioni turistiche, come Viaggia con Carlo, che hanno sede lì in città, da cui fanno partire trekking e spedizioni, dando lavoro alla gente del luogo, mance dei turisti e facendo beneficienza il più possibile (ad esempio, l'evento annuale organizzato da Carlo “Finale4Nepal”). Tanta povertà per strada e bambini che sniffano la colla.

Marco Confortola

Durante il briefing la sera prima del trekking alla sede di Carlo, ho avuto la fortuna di incontrare il grande alpinista Marco Confortola, che chiudeva barili e collaudava tende, in partenza per il suo decimo 8000, il Daulagiri (una impresa che ho poi saputo essere stata di successo). 

Pokhara

Pokhara è una cittadina sul lago (sembra quasi località  di mare), da cui è partito il nostro trekking. Il viaggio col pulmino da/per Kathmandu è stato il viaggio più pazzo del mondo, che in base al numero di incidenti che trovi sul percorso può durare dalle 8 alle 12 ore. A rifarlo, suggerirei il volo interno. Il nostro pulmino si fermava ogni 2x3 a gonfiare le gomme, manco fosse una bicicletta! E la strada che scende e sale tra mille curve e strapiombi è piena di buche, mucche, camioncini che perdono barili e casse, auto in contromano…insomma, una avventura! Diremo a fine vacanza che è stata la cosa più pericolosa di tutto il Nepal!

Trekking

Il nostro trekking parte da Ulleri, in compagnia di Maila la guida, Prem l'aiuto guida, Priti e gli altri portatori. Subito godiamo di una splendida alba in cima a Poon Hill. In viaggio verso il Kopra Ridge, sostiamo a un villaggio. Sul prato, un uomo sofferente con sua moglie al fianco. Le mosche che gli ronzano intorno. Nel nostro gruppo c'è un giovane medico, che si avvicina con la nostra guida, che gli fa da interprete. L'uomo ha da un mese le gambe ustionate: è inciampato nel fuoco, una sera a fare festa ubriaco. Le condizioni delle sue gambe sono pessime, l'uomo è febbricitante e la moglie è in lacrime. Ho ammirato il nostro compagno di viaggio, Andrea, comunque assai giovane e abituato ad un ambiente asettico come quello dei nostri ospedali. Ha tirato fuori dallo zaino il suo kit delle emergenze, ha disinfettato e bendato le gambe dell'uomo, di cui vi lascio immaginare lo stato con le mosche…Andrea, tramite la nostra guida Maila, ha spiegato all'uomo la gravità della situazione e la necessità di scendere all'ospedale di Kathmandu il prima possibile. Ciò non gli è possibile, ci spiega la moglie, perché in quelle condizioni non è in grado di camminare e il viaggio è troppo lungo. I soldi per chiamare l'elisoccorso non li hanno. È stata una esperienza molto forte, che ringrazio, nonostante il grande dolore e senso di impotenza, di avere fatto, cosa che non sarebbe stata possibile in un normale circuito turistico nei lodge. Tutti i villaggi in cui ci siamo fermati non avevano niente ma ci hanno offerto tutto quello che avevano per una mancia per noi irrisoria: sorrisi, gentilezza, i prodotti del loro orto e uova delle loro galline, i loro dolci e timidi saluti con “namaste”…i bambini, molto affettuosi, ma ci è stato vietato di offrire loro cioccolata e caramelle per non abituarli a qualcosa che non potranno più avere (non passano molti turisti da queste parti e non esistono negozi, se non quelli piccolini, che vendono ai turisti acqua e birra, mele e mandarini, fazzoletti e carta igienica). Siamo anche cauti a mostrare agli adulti le nostre “nuove tecnologie”, assolutamente non per timore di furti ma di ferirli.

Il giorno più bello del trekking è stato quello al Kopra Ridge (3660 metri). La notte aveva nevicato e ci siamo svegliati all'alba per camminare sulla neve (“hiù” in nepalese) fino ai piedi dell'Annapurna Sud, che si è mostrata in tutta la sua bellezza. Bellissimo anche il villaggio di Dobato e l'alba sul Daulagiri: era il giorno di Pasqua. Tiziano a colazione apre l'ovetto kinder, portato dall'Italia e nello zaino finora, e ce ne offre un pezzettino cadauno, con la sorpresa che diventa la mascotte del nostro viaggio con grandi risate. Una volta abbiamo visto gli yak, o forse erano le "nok", le femmine. Da lì inizia la discesa con un salto alle terme di Jeeno Danda. Era da un po' che non facevamo una doccia decente: ho il ricordo di una fatta con un secchio di acqua bollita rovente  e un mestolo in una stanza gelida! Il ritorno a Pokhara è stata una strana sensazione: non riconoscersi allo specchio, con la pelle bruciata dal sole e i muscoli tonici, una vera doccia e un vero letto!

Bandiere nepalesi

In realtà sono tibetane; i cinque colori sono sistemati da sinistra a destra in uno specifico ordine: blu, bianco, rosso, verde e giallo. I cinque colori rappresentano i cinque elementi e le "Cinque pure luci". Diversi elementi sono associati con i diversi colori: 

il blu simboleggia il cielo e lo spazio;

il bianco simboleggia l'aria e il vento;

il rosso simboleggia il fuoco;

il verde simboleggia l'acqua;

il giallo simboleggia la terra.

Secondo la medicina tibetana, salute e benessere sono il frutto del bilanciamento dei cinque elementi. Sono quindi augurio di longevità e fortuna.

Buddhismo: il terzo occhio

Amore, Compassione e Saggezza…tre parole stupende!

Cibo e bevande

Ottimo per me! Il piatto tipico nepalese è il “Dal Bhat”: la sua versione vegana prevede riso, zuppa di lenticchie e verdure; momo; cucina contadina a base di verdura, riso, uova, tomato soup, pumpkin soup,…

Ovviamente, si trova sale rosa dell'Himalaya ovunque.

Il té è un rito. Si chiama "cha". In alta montagna viene mescolato anche con del burro salato e se te lo offrono non puoi rifiutare. Noi abbiamo bevuto tanto Ginger Tea.

Da provare assolutamente la birra Everest (andate una sera al Tom&Jerry di Kathmandu e scoprirete un locale frequentato da alpinisti prima di partire o al rientro delle spedizioni). Molto spesso si trova la birra Sherpa, anch'essa buona.

Collana di Messner

Prima delle spedizioni, come si vede anche in Everest, c'è tutto un rito propiziatorio. Leggenda narra che a Messner venne regalata questa pietra "occhio di Dio", che lui appese come collana a protezione in montagna, quando scalò l'Everest. Quando tornò sulle Alpi, lanciò la moda tra guide alpine e alpinisti. La vendono ancora oggi, a tutti i prezzi, difficile riconoscere quelle di valore dalle fregature!

Mal di Nepal

Assolutamente. Tra i miei tanti e troppi sogni nel cassetto, c’è senza dubbio la regione dell'Everest con l'ascensione al Mera Peak o Island Peak...ehm , insieme al Monte Bianco, l'Aconcagua, il Kibo, la traversata completa dei Breithorn e il Cervino (salita dalla via italiana e discesa dalla Svizzera)!!!

Mantra

Om Mani Padme Hūṃ (ॐ मणि पद्मे हूँ,) è tra i più noti e diffusi dei numerosi mantra facenti parte del patrimonio religioso del buddhismo, in particolar modo quello tibetano. Comunemente, quanto impropriamente, viene tradotto come "O Gioiello nel fiore di Loto!", in realtà il suo significato letterale è "O Gioiello del Loto!”, riferendosi esplicitamente alla compassione buddhista.

Namaste

A mani giunte e con il capo chinato, deriva dal sanscrito e vuol dire “mi inchino a te” ma il suo significato è più profondo perché è “lo spirito che c'è in me saluta lo spirito dentro di te”.

“Heaven is a Myth. Nepal is real.”

Trekking del Kopra Ridge, Nepal (Aprile 2017)