Road to Machu Picchu. Sotto la Milky Way alla scoperta di Incas, Pachamama e Perù.

"Se vuoi crescere e imparare, guarda dove i tuoi occhi non vedono." (Antico proverbio inca)

 

Estate 2018 –  Per la seconda volta di seguito torno in Perù. In inverno, in realtà: l'estate si abbandona tra le 15 ore di volo e le 7 ore di fuso orario. È la promessa che ho fatto a me stessa lo scorso agosto sul volo di ritorno dalla meravigliosa Cordillera Huayuash, nel cuore delle Ande tra 6000 metri e lagune blu. Quest'anno, niente scalate né campi tendati, complice anche un ginocchio capriccioso ed un anno fin troppo in salita. La meta è il Machu Picchu, il cammino è lungo, sotto il cielo stellato della Via Lattea, quella che i grandi astrologi Inca studiavano riflessa nelle pozze di acqua prima di fuggire forse da una invasione da parte degli Spagnoli.

 

Si parte da Milano Malpensa e dopo uno scalo a São Paulo in Brasile si atterra nel cielo color latte di Lima. La prima tappa è Paracas per poi volare sulle linee di Nazca e raggiungere la bella città coloniale di Arequipa, costruita con pietre vulcaniche bianche, con una apprezzabile vista sul vulcano di Chachani di oltre 6000 metri di altezza. È piacevole camminarvi per visitare la Plaza de Armas con la sua imponente cattedrale, il monastero di Santa Catalina, la chiesa gesuita della Compañia de Jesus e la cappella di San Ignacio, la chiesa di San Francesco ed il mercato costruito da Gustave Eiffel, che ricorda la boqueria di Barcellona. Il viaggio prosegue nella valle del Colca, nella riserva naturale dove vivono vigogne, alpaca e lama e si raggiunge un punto panoramico per i vulcani a 4900 metri per ridiscendere nel grazioso paesino di Chevay con il suo mercatino e le sue terme, le cui acque raggiungono la temperatura di 38 gradi. L’indomani raggiungiamo la Cruz del Condor e di condor se ne vedono davvero molti: sono animali speciali per gli Inca poiché trasportano le anime dei morti che, ricongiuntesi in terra con la “pachamama”, la madre terra, raggiungono il cielo e la Via Lattea. Si visita il villaggio di Maca, dove provare il “san gallo”, frutto della varietà di cactus locale. E poi da Chevay si abbandona la valle del Colca per spostarsi a Puno e visitare il lago Titikaka, il lago navigabile più alto del mondo, con le isole Uros e l’isola di Taquile. Ancora qualche tappa intermedia prima di giungere nella bellissima Cuzco: Pucara, Paso de la Raya a 4338 metri con l’apparizione della Cordillera Vilcanota, la visita al sito di Raqchi e della chiesa seicentesca di Andahuayllas, considerata la Cappella Sistina del Sud America. La sera Cuzco è illuminata dalle luci della collina e delle stelle; il Cristo Blanco veglia su di noi e per le sue scalinate si respira finalmente aria di montagna. Cuzco è ricca di luoghi da visitare: il tempio di Koricancha, la Plaza de Armas e la cattedrale, il sito di SacsayhuamanQuenco e Tambo Machay. Ed, ecco, il gran finale: la salita alla montagna gemella della rainbow mountain, la montaña de 7 colores di circa 5070 metri di altezza, sotto un cielo blu e con la neve caduta la notte precedente. E dopo la scoperta della Valle Sagrada, a Ollantayambo un trenino blu ti trasporta ad Aguas Calientes, dove fa capolino la foresta amazzonica. La ricompensa per una levataccia sotto il diluvio è una Machu Picchu, deserta e per questo ancora più magica. La pioggia lascia lo spazio dapprima alla nebbia che poi si dirada per accogliere le prime luci di una alba spettacolare, in cui essere colti da un rapimento estatico; seguono la salita alla Montaña Machu Picchu e l'irrinunciabile timbro sul passaporto all’uscita. Un boccone ad Aguas Calientes prima di riprendere il trenino per Poroy per rientrare a Cuzco per l’ultima deliziosa cenetta da Green’s Organic e brindare alla vacanza con una cuzqueña. Il giorno seguente attende con la valigia piena di colorati souvenirs una tripletta di voli: interno (Cuzco-Lima), intercontinentale (Lima-Barcellona) e internazionale (Barcellona-Milano).

Sono partita con un borsone in spalla, percorrendo migliaia di chilometri in bus e scendendo ad ogni fermata con la nostalgica illusione di rincontrare l’ombra di quello che ero, che era o che sarà. Sono andata alla ricerca di qualcosa che emozionasse i miei occhi ed il mio cuore, tra pueblos e panorami ogni volta diversi. Ho visto vigogne, alpaca e lama, condor, fenicotteri e leoni marini, sono venuta a contatto con la gente del posto. Difficile trovare pace e silenzio tra la folla di turisti che invade questi luoghi ad agosto. L'animale peggiore: l'uomo civilizzato. Ho viaggiato per ritrovare il mio cammino, me stessa e un senso a questa vita. Torno con la consapevolezza di non possedere niente, di non essere niente e con uno zaino vuoto da riempire di sogni, emozioni, affetti, passi e meraviglia.

La cucina peruviana. Alla cucina peruviana va dedicato un intero paragrafo, che merita per le sue prelibatezze. Iniziamo a parlare di Chicha, bevanda alcolica che si ottiene dalla fermentazione del mais, che cresce copioso in Perù, bevuta dai contadini dopo il duro lavoro nei campi. La sua versione analcolica è la Chicha morada, un succo estratto da una varietà di mais violacea che viene fatto bollire insieme al succo di ananas e di mela. La versione originale, già dolce di per sé, non ha l'aggiunta di ulteriore zucchero ed è ricca di proprietà salutari. Ma Chicha è anche il famoso ristorante dello stellato Chef, Gaston Arcurio, a Lima, Arequipa e in Cusco, dove potrete assaporare i piatti della tradizione peruviana rivisitati con gusto ed eleganza e trovare un servizio impeccabile e d'eccellenza. Il prezzo è il triplo rispetto agli altri locali in Perù, in cui si può cenare a 5 euro (circa 20 soles), ma per la qualità che offre costa comunque meno della metà dei ristoranti di medio livello europei. Ho provato Chicha ad Arequipa, dove ho gustato un'ottima "trucha" (trota) con tabulé di quinoa e verdurine saltate.
Rimanendo in tema bevande, oltre alla Chicha, non si può non parlare di Pisco Sour, il cocktail più conosciuto del Perù e fatto con il Pisco, distillato d'uva, bitter, succo di limone, albume e zucchero. 
Se devo però scegliere una bevanda alcolica per brindare, io non ho dubbi e scelgo la Cuzqueña, birra prodotta a Cuzco con l'acqua della Valle Sagrada. 
Per quanto riguarda gli infusi, i più celebri sono il
mate de coca (con le foglie di coca, che qui si ha usanza anche di masticare e la cui tradizione attribuirebbe un particolare rimedio all'alta quota), il mate de muña, pianta simile alla menta dalle ottime proprietà digestive così come la hierba luisa, ed il mate inca infuso di un mix di piante e foglie. 
Una delizia è la molteplicità di succhi di frutta freschi, gli "jugos" in particolare di piña (ananas) e papaya, da richiedere sin azucar (lo zucchero è aggiunto solo per i turisti).
Passando al cibo, il Perù è ricco di frutta, verdura e cereali e può essere tranquillamente definito il regno di vegani e vegetariani. Sono molto attenti a questi regimi alimentari, anche se i peruviani, avendo sofferto per molto tempo la fame, non ne capiscono fin in fondo le ragioni. Certamente non mancheranno piatti ricchi di mais, patate (o "papas", piatto tipico è la "papa reina") di cui coltivano oltre 3000 varietà, quinoa (ottima la "sopa" o zuppa di quinoa) e riso, avocado (o "palta"), pomodori, cetrioli,... 
Passando alla carne, uno dei piatti tipici sono le "aji de gallina", al pari del "lomo saltado". Si trova anche la carne di alpaca, spesso cucinata semplicemente alla griglia. Famoso e molto decantato il "cuy" , maialino di piccole dimensioni, che con una certa impressione viene venduto anche per strada infilzato ad uno spiedo. Pare sia particolarmente ricco di proteine e omega 3 e, secondo recenti ricerche, particolarmente indicato a persone in chemioterapia. 
Non mancano piatti di pesce, come la "ceviche", pesce crudo marinato, e la trota arcobaleno importata dal Canada e di cui sono ricchi laghi e torrenti, tra cui lo stesso lago Titikaka, cucinata a vapore o grigliata. 
Non sono fortissimi sui dolci, disponendo di una grandissima varietà di frutta, ma certamente è da provare il loro tipico "queso helado", formaggio gelato che vendono per strada. 

 


Mappa del trekking sulla Cordillera Huayuash

Perù prima parte: si parte!

Passo Siula (4800 metri)

16 agosto 2017 - un passo indietro: è Ferragosto, giorno della festa delle guide del Cervino. Salgo a Cervinia, la meta è il Breithorn Occidentale (4165m), giusto per compiere l'ultimo giro di acclimatamento. Sci in spalla dal paese, che riesco ad attaccare solo all'altezza del Teodulo; poi via, fino a sotto la terminale dove metto i ramponi fino alla vetta. Ripenso alla prima volta che ci sono stata quassù, non immaginando quante altre volte vi sarei tornata: era il 13 luglio 2010, ricordo bene la data perché è l'onomastico di mia mamma e che ero con Dario, direttore della scuola di skialp del CAI Uget, e Lauretta. Avrei negli anni condiviso la "residenza" sul Breithorn con la mia amica "coinquilina" Valentina.

Da quel giorno è nato il mio grande amore per la quota e le scalate a 4000 metri: nel tempo si sono aggiunti il Castore (4228m), la traversata dei Breithorn W-C (4159m), Capanna Margherita (4556m), il Cristo delle Vette o Balmenhorn (4167m), il Dente del Gigante (4013m), la traversata dei Lyskamm W (4480m) e E (4527m), la Piramide Vincent (4215m), il Polluce (4092m) e il "nobile scoglio" nonché sogno della mia vita, il Cervino (4478m) dalla normale italiana. Proprio lui, il Matterhorn o la Gran Becca, la montagna del mio cuore.

Vi starete quindi domandando perché non inizio a raccontarvi la storia del Cervino da Bonatti a Bosio (!)...ho scelto PERÒ il PERÙ! 

Ma torniamo a Ferragosto, il giorno prima della partenza: scesa a Cervinia mi trovo alla festa e, complice un po' di traffico, arrivo a casa che ormai è sera. La mattina seguente sarei partita presto per prendere il volo a Malpensa; butto l'attrezzatura alpinistica nel borsone grigio North Face che mi ha regalato un caro amico alpinista e che sarà il mio portafortuna (scoprirò durante il viaggio di essermi portata dietro come sempre solo il minimo indispensabile ma il giusto, grazie alla spunta della lista inviataci da Carlo) e mi butto nel letto. Che emozione, inizia l'avventura: il mio primo viaggio da sola senza conoscere gli altri componenti del gruppo dall'altra parte del mondo a scalare i miei primi 5000 metri di inverno sulle Ande e in campo tendato! Eppure avevo già vissuto viaggi avventurosi come lo scialpinismo in Norvegia in barca vela o il trekking del Khopra Ridge in Nepal, assaporando il misticismo di Kathmandu e di Bakhtapur e i meravigliosi paesaggi al cospetto dell'Annapurna sud e del Daulaghiri...

Ora vi racconterò come ho scoperto la Cordillera Huayuash, con i suoi panorami mozzafiato sullo Yerupe (6634m), la seconda montagna più alta delle Ande peruviane, lo Jirishanga, lo Siula Grande (famoso per "Touching the void" di Joe Simpson e Simon Yates), il Rondoy, circondati da lagune con acque cristalline e passi a 5000 metri.

A Pasqua parto per il Nepal con Viaggia con Carlo (https://www.viaggiaconcarlo.com), conosciuto tramite il passaparola e la pagina facebook: Carlo è un giramondo ligure, un vero appassionato di avventure nel mondo nonchè grande skipper. Capisce che la mia passione di alpinismo mi ha spinto ad ammirare la catena himalayana ma che ho la malattia di doverle anche scalare le montagne e non solo contemplarle! Così mi propone le Ande con un gruppetto di simpatici genovesi e con la mitica farmacista Mauri come accompagnatrice. L'idea mi alletta moltissimo ma come sempre mi ritrovo a fare i conti con i miei due soldini in tasca. Il suo grande cuore e la sua convinzione da grande appassionato che sia il viaggio per me lo spingono a dirmi che piuttosto mi paga lui l'aereo e che gli restituirò i soldi quando potrò. Metto da parte quel che basta e a sto punto...che dire? Bisogna partire!

Il 16 vola nel vero senso della parola, un turbinio di emozioni mi accompagna a Malpensa, prendo un aereo per Toronto, dove faccio scalo per quel poco tempo che rende necessario il visto canadese! E da Toronto atterro a Lima nel cuore della notte: l'aria picca per il freddo e la novità. Arrivo in hotel e in camera scopro di essere con la mitica Mauri e la dolce Chiara, che sarà la mia compagna di tenda per tutta questa nostra avventura, che va a cominciare. Già le adoro!

Il giorno dopo conosco la parte restante del gruppo, che poco a poco presenterò  anche a voi e con cui visitiamo la città in mezzo agli scioperi di professori universitari e medici, un altro Paese di persone e luoghi stupendi come il Nepal afflitto da grandissima povertà: Plaza de l'Arma, il parlamento, il municipio, la cattedrale e la chiesa di San Francesco. La sera prendiamo il pullmino notturno, di lusso come lo definiamo, che con un lungo viaggio ci porta a Huaraz a 3090 metri ai piedi della Cordillera, un piccolo villaggio tipico montano da cui partono tutti i trekking. Arriviamo all'alba, l'aria è pungente e io mi sento uno straccetto ambulante. Ci accolgono Rodolfo Reyes, il nostro capo spedizione, e sua moglie; facciamo colazione tutti insieme dove scopro il delizioso jugo de piña e del pane caldo del forno del villaggio che con la marmellata diventa qualcosa di sublime, riprendendo un po' di energie per salire al Mirador (senza capire bene se abbiamo rischiato la vita per i delinquenti che lo frequentano oppure no, nel dubbio una signora del villaggio ha deciso di aprirci la pista e una pattuglia della polizia ci sta alle calcagna!) ma con le gambe che mi fanno male. Dopodiché, un po' di riposo in stanza con Chiara e la cena in un posto tipico che cucina il pollo in tutti i modi (anche le ali di gallina preferite di Mauri) insieme a Rodolfo e sua moglie, amo già questa gente...e brindiamo con il pisco sour! Domani ci aspetta la giornata di acclimento alla Laguna Churup (4450m) sulla Cordillera Blanca.

 

Laguna Churup (4450 metri)

Laguna Churup (4450m)

19 agosto 2017 – Caro Diario, che giornata spettacolare! È il giorno della gita alla Laguna Churup (4450m) in Cordillera Blanca, di una bellezza da mozzare il fiato. Peccato non mi senta ancora in forma, non riesco a spezzare il fiato, ho le gambe deboli e lo stomaco sottosopra…ad ogni modo, dopo la colazione con mate de coca e jugo de piña con qualche biscotto, alle 8 prendiamo il pullmino con la giovanissima guida Lucy e la simpaticissima Mauri, che è sempre cosí solare e accomodante e mi fa sentire a casa! Mi siedo vicino a Chiara, con cui, iniziando a conoscerla meglio, condivido non solo più la stanza ma anche la passione per i trail, Salomon e perfino i pisolini! Arriviamo a quota 3800 metri e Lucy ci distribuisce il nostro doggy bag con panino al formaggio, mandarino, biscotti, barretta e caramelle…Uao! Iniziamo a salire e poi dopo un ultimo strappetto con corde fisse, in 1 ora e 45 minuti “senza fretta ma senza sosta” o come si dice qui “despacio y tranquilo” di fronte a noi appare la laguna. Il gruppo, composto dalla farmacista geovese nonché accompagnatrica Maurizia, dall’inge milanese Chiara, da Aurora la giovane magistrato con suo papà da San Marino, dai tre esilaranti dentisti genovesi “Pier”, “Zac” e Francesco, e da Vito bancario catanese, è ben allenato e una bella squadra: facciamo foto, mangiamo, prendiamo il sole e ci godiamo il panorama. Trovo una immagine della Madonnina che raccolgo e metterò nella scatola dei ricordi, una volta tornata a casa insieme ad un chiodo dello Chaberton, una roccia del Cervino, una conchiglia trovata mentre scalavo il Torre Grande sulle Dolomiti e una rupia nepalese. Si scende e si torna in hotel dove ci attende il briefing con Rodolfo. Ultimo giorno di wi-fi e ricevo un messaggio commovente di mia mamma, che mi scalda il cuore, partito in tumulto e portandosi dentro il dolore di un amore mai vissuto. 

Cuartelhuain (4100 metri)

Campo base 1 - la nostra tenda mensa

20 agosto 2017- Caro Diario, stamattina dopo colazione alle 7, partiamo con il nostro pullmino in direzione del primo campo. Cerco di essere zen a seguito di una notte passata in bagno!!! Durante il viaggio i paesaggi diventano sempre più affascinanti finché non spunta davanti a noi la Cordillera Huayuash. Verso le 14 arriviamo al nostro primo campo base, dove ci attendono la nostra guida Pelayo, il nostro cocinero Frael detto “Chato” , due aiutanti guida e tre portatori di muli per i nostri borsoni... e si montano le tende! Tiriamo su 5 tende Ferrino da 2 persone e una ampia per la mensa con sedie e tavolata, che viene imbandita mentre noi siamo intenti a gonfiare i materassini su cui appoggiare il sacco a pelo. Io sono in tenda con Chiara. Ci chiamano per pranzo a base di spaghettini in brodo e mate de coca, dopo il quale decidiamo di incamminarci per salire di 100 metri di dislivello e raggiungere una quota maggiore rispetto a quella in cui dormiremo stanotte, come ci suggerisce la Mauri insieme al consiglio di prendermi per la prima volta nella vita due pastiglie di Imodium, che porranno fine ai miei problemi per tutta la vacanza, facendomi ritrovare tutte le energie! Torniamo in tempo per la merenda e una tazza di tè bollente, che è un vero piacere visto che sta calando il sole e il freddo secco pungente si fa sentire. Mi prende la malinconia di un amore mai nato e condivido questa emozione con i miei compagni di viaggio…un po' di riposo in tenda poi la sorpresa: spunta una chitarra che ci accompagnerà  per tutta la nostra avventura: i ragazzi iniziano a cantare Lucio Battisti suonando la chitarra ed io mi unisco a loro prima di cena, dove a scanso di equivoci mangio riso in bianco e patate. Dopo cena, inizia il rituale della sera della bevanda con le erbe digestive, della borraccia calda per la notte e del bicchiere di acqua calda per lavarci i denti. Chiudo la tenda, guardando la magica stellata sopra di me…una emozione indescrivibile quella della mia primera noche en la carpa peruana! BUONA NOTTE

Passo Cacanan (4700 metri)

¡Buenos días, señorita! - wake up tea

21 agosto 2017 – Caro Diario, ti sto scrivendo dal campo base 2: di fronte a me la vetta del Rondoy e il suo ghiacciaio con il Jirishanga. Questi paesaggi mi lasciano estasiata…ma procediamo con ordine. La notte è trascorsa con splendidi sogni ed è stata davvero emozionante: quando mi sono coricata, il vento ululava ed é arrivata una pioggia battente sulla tenda ma la mattina splendeva il sole. Il risveglio è stato ancora di più emozionante: sebbene mi fossi già svegliata, continuavo a pigrottare nel sacco a pelo al calduccio della borraccia, che ho infilato dentro e tenuto prima sopra la pancia e poi sotto i piedini. Pelayo “bussa” alla nostra carpa: “¡Buenos dias, señorita!” e mi porge una tazza di tè caldo per spronarci ad uscire dal sacco e iniziare le procedure di sgonfiaggio materassino, ritiro del sacco a pelo e vestizione; il sonno mi abbandona del tutto quando dopo un quarto d'ora torna con una bacinella  di agua caliente e un asciugamanino bianco per lavarsi viso, mani e denti…questo è un hotel 5 stelle! Ci muoviamo dopo una ricca colazione sotto il tendone (se ripenso a quel miele…yuuum!) e raggiungiamo un passo a 4700 metri, che diventa ora la mia quota più alta raggiunta, per ridiscendere per pranzo al campo base 2. Nel pomeriggio raggiungiamo la Laguna Mitucocha (4150m) vicina al nostro campo, poi merenda, bucatino al fiume e in tenda a riposarsi mentre fuori ha iniziato a piovere. Dopo un pisolino in tenda insieme a Chiara, raggiungo il gruppo sotto il tendone e aspettiamo la cena divertendoci a suonare e cantare. Nata stonata, mi cimento in un ‘solo' di “Father and Son”…magie andine! Cena e nanna...

Passo Carhuac (4600 metri)

Carhuacocha (4250m)

22 agosto 2017 – Caro Diario, oggi è il compleanno del mio Nonu, che compie 96 anni. Come ho detto al gruppo a colazione, sono terribilmente dispiaciuta di non potergli fare gli auguri quest'anno né oggi né nei prossimi giorni dal momento che siamo senza connessione dall'altra parte del mondo. Responsabilizzata dal fatto di essere la nipote più "piccola" e sapendo di averlo sempre reso orgoglioso delle mie montagne, è la prima volta che manco allo spegnimento delle candeline sulla sia torta di compleanno! Realizzo solo ora che la preoccupazione dei miei cari di non avere mie notizie per così tanti giorni ora si inverte perché sono io a pensare a casa e chiedermi se stanno tutti bene: il nonno, i bimbi e i pelosi…E se fosse successo qualcosa al nonno? 

Ahimè, è piovuto tutta la notte fino alla mattina presto prima che ci svegliassimo. Ho dormito bene e a lungo, facendo bei sogni; il tè del risveglio è una vera manna dal cielo: è dura oggi uscire dal sacco a pelo col freddo che fa. Anche l'acqua calda per lavarsi è di ristoro. Intraprendiamo infreddoliti il cammino verso Passo Carhuac a 4600 metri, dove nevischia e preferiamo scendervi velocemente. Arriviamo al campo base 3, la bellissima Laguna Azzurra dentro la quale si specchiano le vette dello Siula, Yierupaya grande e piccolo.

La nostra tenda è una bellissima camera con vista! Il campo è posizionato a 4250 metri.

Il nostro cocinero Frael, detto “Chato”, che in quechua significa “piccolo” (il ragazzo è  in realtà bello robusto!), mi ha preparato una squisita insalata a base di avocado, pomodoro e patata inka. Una piccola siesta e partiamo per quella che avrebbe dovuto essere una breve passeggiata defaticante “descansante” ed è qui che inizia la nostra avventura INTO THE WILD! Siamo la Mauri, Davide detto “Pier”, Chiara, Tino ed io. Visto che il tempo tiene, decidiamo di fare il giro di tutto il lago ma…prima veniamo inseguiti da due cani e poi ci troviamo il fiume in mezzo da attraversare!

Dopo lungo andare verso il ghiacciaio, Tino trova un punto dove l'acqua è più bassa e optiamo per l'unica soluzione percorribile: via gli scarponcini e i calzettoni…e su i pantaloni! Per mano a Mauri e con i piedi nell'acqua ghiacciata, con la paura di scivolare e danneggiare telefono e passaporto, attraversiamo. (NB Il momento assai buffo è immortalato dalla macchina fotografica di Chiara e il suo scatto è gelosamente custodito nella memoria del mio cellulare!) 

Arriviamo al campo giusto in tempo per la merenda, tutti intenti a scaldarci con mate de coca e con la bocca piena di leccornie a raccontare agli altri la nostra impresa da noi stessi giudicata epica! Ficco anche i piedi ghiacciati nella bacinella di acqua bollente e li massaggio con la crema…oggi Spa!

Nel frattempo, scoppia un temporale fortissimo: come sempre Pelayo aveva ragione! Come spero tanto che abbia ragione la guida peruana incontrata oggi con due clienti francesi, che mi ha detto che stasera cambierà la luna e verrà il bel tempo…un po' perché questo freddo mi sta mettendo a dura prova ma soprattutto per le scalate! 

Stasera a cena, sfoggiando un telo termico a mo' di copertina, mangio una ottima minestra di patate e carote e la frittata. Poi dentro in tenda nel sacco a pelo, scrivo un po' e leggo il libro di Ueli Steck, pubblicato dopo la sua recente scomparsa. ¡Buenas noches!

Alba dal campo base 3

Passo Siula (4800 metri)

Passo Siula (4800m)

23 agosto 2017 – Caro Diario, stanotte è piovuto e ha fatto tanto freddo. È stata una notte davvero difficile! Alle 5 non riesco più a trattenere la pipì, così mi imbacucco ed esco dalla tenda…l'alba è incredibilmente meravigliosa. Alcune stelle sono ancora fisse in cielo ed esso è terso. Le Ande si vedono sorprendendosi nella loro nuda bellezza. È commovente…penso a “Io vagabondo” che abbiamo cantato ieri sera: “E poi, una notte di settembre me ne andai, il vento sulla pelle, sul mio corpo il chiarore delle stelle; chissà dov'era casa mia…”. Il Sogno della mia Vita. Il freddo è pungente, gelido. Torno nel sacco a pelo tutta vestita, fin sotto con la testa, aspettando il wake up tea e l'agua caliente. La colazione stamattina è da re: frutta tropicale, müesli, yogurt, pane e marmellata, tè e cioccolata…oggi ci aspetta una giornata faticosa: circa 800 metri di dislivello in quota e una salita piuttosto ripida fino a Passo Siula a 4800 metri con prima tappa alla laguna di fronte allo Siula Grande. Poco sotto la tenda di due alpinisti intenti nella scalata. Arriviamo al Passo con un po' di fatica ma mi sento bene e felice…poi la sorpresa! Scesi pochi metri dal Passo, il nostro hotel 5*: Chato e gli altri due accompagnatori ci avevano preparato il pranzo con tanto di stoviglie di acciaio; per me un delizioso sandwich vegetariano con pane integrale, insalata, pomodoro, avocado e succo di lime. Da bere mate de coca (a proposito, non vi avevo raccontato che il primo giorno avevo assaggiato le hojas de coca, le foglie di coca, ma per paura che fosse poi considerato doping sulla ascesa al mio primo 5000 ho subito mollato lì!). Nella discesa abbiamo incontrato due fratellini, cui ho regalato tutto ciò che ho nel sacchetto della merenda: caramelle, barrette e biscotti. In Nepal ci avevano vietato questo tipo di regali ai bambini per evitare di abituarli a qualcosa che non possono avere ma posto che vai usanza che trovi, sono stata felice di farlo! Arrivati al campo c'è ancora il sole, che ci ha accompagnato fortunatamente tutto il giorno e allestiamo la doccia. Ma l'aria è fredda e io non ne ho il coraggio: chiedo la mia solita bacinella di acqua calda e mi lavo a pezzi, facendo pure un bucatino che stendo sulla tenda. Alle 16,30 è ora di merenda: Chato ci ha fatto la pizza! Prima di cena un po' di meritato relax in tenda, mi inizia a salire l'adrenalina per il Pumarinri…in realtà, la sera siamo poi tutti stanchi stecchiti e dopo aver mangiato una sopa e di secondo tempeh con il riso, facciamo un giro di chitarra e tutti a nanna!

I due fratellini

Passo Portachuelo (4600 metri)

24 agosto 2017 – Caro Diario, stamattina siamo partiti alle 7 per raggiungere il Passo Portachuelo, che ci condurrà al campo 5. Ciò significa: 1) l'avvicinamento ai piedi del Pumarinri; 2) le terme! A pranzo, in tenda già al campo, un piatto tipico peruviano di patate farcite per me con una gustosissima guacamole. Inizia a grandinare e poi a nevicare, fa un freddo cane, ma Chiara ed io usciamo dalla nostra tenda con il costume da bagno sotto il piumino e ci buttiamo all'avventura verso le vasche termali. Avendo già sperimentato le tende nepalesi, posso confermare di non essere affatto un tipo schizzinoso! Le vasche sono caldissime e io mi ci tuffo dentro con un sorriso ibernato da far ridere tutto il resto del gruppo! C'è anche la possibilità di lavarsi con il bagnoschiuma e farsi uno shampoo, per cui ne approfittiamo perché è parecchio che non ci facciamo una doccia! Con noi c'è anche un gruppo di israeliani intenti a fare festa. Tornata al campo, inizio i preparativi per domani: riempio lo zaino, tiro fuori piccozza e imbrago con moschettone, controllo ancora una volta i ramponi. Facciamo cena presto alle 18: Chato mi ha preparato riso in bianco con verdure bollite: la presentazione del piatto, seppur nella sua semplicità, è bellissima! Alle 19 siamo già dentro il sacco a pelo; saremo in 6 ad affrontare la salita: Mauri, Pier, Zac, Franci, Viro ed io. A mezzanotte ci sarà la sveglia e all'una partiremo: sono emozionata e agitatissima…ho paura di non farcela per il freddo e i 1200m d+ in quota. “Gesù, mi metto nelle tue mani. Tienimi stretta fino a domani!”

In vetta al Pumarinri (5465 metri)

Alba dal Pumarinri (5465m)

25 agosto 2017 – Caro Diario, la giornata inizia prestissimo, appena da poco passata la mezzanotte, veniamo svegliati da Pelayo, mi imbacucco, controllo un'ultima volta l'attrezzatura, ritiro sacco a pelo e materassino in silenzio, sperando di non svegliare Chiara, che però ha il sonno pesante. Faccio una colazione abbondante: tè con miele e pane e marmellata. All'1,30 ci mettiamo in moto e partiamo con le frontali accese sotto la stellata, calpestando la neve argentata nel silenzio: il rumore dei nostri passi è l'unico suono che sentiamo. Sono vestita da spedizione sugli 8000 (ho 3 pantaloni e 2 giacche addosso) e non sento freddo. Da neve passiamo a pietraia. Alle prime luci del giorno, siamo all'attacco del ghiacciaio, dove ci coglie un'alba mozzafiato. Quindi, cambio assetto e ci leghiamo in cordata; c'è tempo per una squisita Cliff Bar. Ho l'onore di avere la Mauri, Pelayo, Pier e Vito come compagni di cordata. Vi racconterò un'altra volta che Pelayo è una delle poche guide ufficiali del Perù ed è stato chiamato a fare la controfigura di Joe Simpson nel film documentario “Touching the void”…che mito quell'uomo piccolino di statura ma con delle mani che sembrano delle prese da forno da potere usare nel ghiaccio o nel fuoco senza patire niente, tanto più che sale con una tuta che mi sembra quelle della Fila che usavo da bambina per fare atletica!

Il ghiacciaio presenta particolarissimi sastrugi alti alti – così sembrano e sono chiamati "penitentes" – e molta ripidità verticale, poi finalmente la vetta. Ce l'ho fatta, ce l'abbiamo fatta tutti! Quindi, inizia la lunga discesa, con fermata al Passo Coyoc a 5000 metri per aspettare gli altri. Ci riposiamo distesi al sole e togliendoci gli scarponcini, mangiando il panino che Chato ci ha preparato nel sacchetto insieme a un succo di frutta, una barretta, del cioccolato e caramelle. Dopo circa un'ora, ci raggiunge il resto del gruppo, insieme al quale scendiamo fino al campo base. Chato ci prepara insalata, riso e lenticchie. Solita routine di montaggio e sistemazione in tenda, poi riposino fino a merenda. Al momento non sento la stanchezza ma una strana sensazione di emozione mista a soddisfazione. Domani ci attende un'altra bellissima giornata al Passo di San Antonio e al campo base di Joe Simpson. Approfittiamo del resto del tempo domandando a Pelayo circa le riprese del film.

In vetta al Pumarinri (5465m)

Passo Cuyoc (5000m)

Passo San Antonio (5020 metri) e Campo Base di "Touching The Void"

Passo San Antonio (5020m)

26 agosto 2017 – Caro Diario, stamattina, dopo colazione ci siamo incamminati su una ripida salita con un dislivello di 500 metri per raggiungere lo spettacolare Passo di San Antonio, da cui si gode la vista su tutta la Cordillera Huayuash, della laguna e di una piccola laguna, che è il campo avanzato o “campo moreno” di Joe Simpson e Simon Yates. Il Passo è a circa 5020 metri e c'è un po' di neve. Scendiamo alla laguna dove Chato ci ha preparato pranzo: per me una insalata verde con pomodori, cetrioli e formaggio, innaffiata con mate di coca. Lo so che parlo sempre di cibo ma Chato è un cuoco pazzesco e io ho sempre fame…e, vi assicuro, non è la quota! Sento di starmi quasi abituando alla bellezza di questi panorami andini, che danno dipendenza e assuefazione! 

Con una parte del gruppo dopo pranzo raggiungiamo il campo base di Touching The Void…e succede un piccolo incidente di percorso: metto uno scarponcino nel torrente, cosa che mi preoccupa non poco per paura che non asciughi per tempo ma la butto sul ridere e accuso scherzosamente Pier di non avermi tenuto stretta la mano a dovere nell'attraversamento. Per fortuna al campo base abbiamo il sole e dopo merenda Pelayo e gli altri uomini vanno a pescare, mentre noi riposiamo in tenda, ma la pesca non è proficua…niente pesce per la cena, che viene invece sostituito da un piatto di minestra calda e un piattone di verdure, cui segue la solita strimpellata prima di andare a dormire...

Al campo base di Joe Simpson

Villaggio di Hauyallapa

Due bimbi del villaggio Huayallapa

27 agosto 2017 – Caro Diario, la notte è passata al calduccio dentro al sacco a pelo e ho riposato più del solito. Il pensiero del mattino è rivolto a casa “speriamo che i nonni, i bimbi, Chiara e Marco, i miei e i pelosi stiano tutti bene”. La colazione è stata di nuovo super: yogurt, frutta tropicale e cereali. Scherzosamente mi trovo il barattolo di miele già aperto e davanti a quello che è diventato il mio posto nella tavolata: è stato Pier, che ieri avevo scherzosamente accusato del bagno dello scarponcino e di non avermi aiutato ad aprire il miele. La giornata è stata per me faticosissima perché siamo scesi fino a 3600 metri dove Chato ha improvvisato un pranzo con tanto di tavola imbandita itinerante e sedie, mangiando insalata di riso. Abbiamo rimesso piede nella civiltà, facendo visita ad un piccolo villaggio e rifornendoci di cusqueña, la birra locale, trascurando il suggerimento di non bere in quota! I ragazzi si sono riempiti gli zaini prima della risalita al nostro campo a 4300 metri, posto proprio innanzi al Diablo Mudo.

Al campo, LE COMICHE! Do lo spunto ad un momento di ilarità collettivo, tornando dal bagno, ubicato in un posto lontanissimo, cammino tranquillamente con il mio rotolo di carta igienica in mano  quando mi accorgo che sono inseguita dai nostri burros! E più accelero più lo fanno pure loro: Franci da lontano ridacchia e riprende la scena buffa.

Stasera, aperitivo con birra e cena a base di ‘sopa', riso e lenticchie. 

Ciuchino ("burro") con ciuchina

Passo Tapush (4800 metri)

28 agosto 2017 – Caro Diario, siamo stati bravissimi: siamo in anticipo di un giorno rispetto al programma. Oggi la sveglia suona mezz'ora più tardi perché il tragitto sarà breve…per fortuna, anche perché nella notte sento essermi arrivato il raffreddore: mi pizzica la gola, il naso cola e ho il catarro perfino nelle orecchie! Ci mettiamo in marcia alle 8 per raggiungere il Passo a 4800 metri, da cui si vede bene la via dalla quale scaleremo il Diablo Mudo…già il nome incute timore, ora tocca al sacco a pelo caldo e ad una tachipirina salvarmi! Scendiamo al campo posto a 4500 metri dove facciamo merenda con tè e biscotti, montiamo le tende e prepariamo l'attrezzatura per la scalata. Nel frattempo, inizia a nevicare e non accenna a smettere. Visto che la cena è anticipata alle sei, dopo merenda decidiamo di non mettere il becco fuori dal nostro tendone e passiamo il tempo tra chiacchere, cruciverba e libri. Si fa l'ora di cena con sopa di lenticchie e spaghetti. Non siamo convinti anzi c'è molta incertezza sulla scalata di stanotte; per di più il raffreddore mi ha messo KO!

La sveglia, se il tempo rasserenasse improvvisamente, sarebbe a mezzanotte e mezza ma ancora dopo cena continua a nevicare. Verso le otto, dopo una tachipirina, sono già nel beato mondo dei sogni. Alle 23,30 mi sveglio per fare pipì e come sempre combatto contro il freddo: esco dalla tenda e fuori è sereno…

Diablo Mudo (5350 metri)

In vetta al Diablo Mudo (5350m)

29 agosto 2017 –salita al Diablo Mudo: che giornata pazzesca!

Caro Diario, è passata non da molto la mezzanotte che sento un vocicchiare: Pelayo e Mauri stanno decidendo che si va! Sono andata a dormire pressoché vestita, per cui in pochi minuti esco euforica fuori dalla tenda. Faccio colazione con tè caldo e una Cliff Bar. All’una e un quarto partiamo: inizia il Diablo, una montagna davvero un po' “diavoletta”, faticosa e di grandissima soddisfazione, di misto ghiaccio e roccia, con passaggi di III+ e una calata in doppia proprio 100 metri sotto la punta (la “cumbre”). Ancora una barretta per combattere la fatica con i miei compagni, Pier e Vito, che mi spronano, e si sale, si sale, si sale. In punta spunta il sole: che meraviglia, ce l'ho fatta. È proprio vero che se sembra impossibile, allora si può fare! Foto di rito in vetta ma non potranno mai rendere le emozioni che abbiamo vissuto questa notte, emozioni che adesso ci scoppiano in cuore e che ci legheranno per sempre, noi uniti insieme in questa salita dalla stessa corda. Lo sappiamo e ci abbracciamo tutti: la Mauri, Pelayo, Pier, Vito ed io. Come sul Cervino e sul Pumarinri, mi commuovo e malamente cerco di trattenere le lacrime dietro gli occhiali da sole. FELICITÀ 2.0!

La discesa è eterna e rocambolesca…Vito inciampa e temiamo di dovere chiamare l'elicottero, perché la caduta è stata davvero brutta ma lui sarà stoico per tutto il resto del trekking e della vacanza, camminerà senza lamenti sulla caviglia slogata. Dalla vetta a 5350 metri scendiamo al campo base a 4000 metri, attraversando praterie e lagune ai piedi delle bianche montagne  della Cordillera. Ci fermiamo per mangiare la merenda che ci ha preparato Chato: panino con cetrioli e formaggio, jugo de piña e una mela.

Al campo arriviamo a mezzogiorno, poco prima del resto del gruppo. Mi sento sporca ma non importa, non sento neppure la fame e le fatiche non sono finite perché dobbiamo sistemare le tende. Si fa ora di pranzo e si festeggia: passato di verdure, pasta e verdure bollite. Splende il sole e dopo pranzo mi lavo nel solito catino, la cui acqua diventa nera…ops! Mi lavo anche i capelli visto che il sole è  bello caldo. Finalmente mi assopisco fino alle 16,30, ora della merenda: tè e pizza! 

Il trekking sta giungendo al termine, stasera è l'ultima in tenda, per cui si fa festa con pisco sour e a cena sopa di quinoa, riso e patate, ananas caldo come dessert. Fuori comincia a piovere, rendendo ancora più malinconico il discorso di chiusura di Pelayo, Tiburcio, Chato e gli arrieros. Raccogliamo le mance e concludiamo la serata suonando e cantando tutti insieme, felici e nostalgici. Penso al rientro, alla mia famiglia, alle mie montagne e ai miei amici, sento la voglia di tornare a casa e gioisco dei benefici e dei doni di questa bellissima esperienza.

Ma l'avventura  non è ancora finita...

Diablo Mudo "la cumbre" (5350m)

FELICITÀ 2.0 sul Diablo Mudo (5350m)

Perù ultima parte: ritorno a casa

In vetta al Pumarinri (5465m)

30 agosto/3 settembre 2017 - Giungono al termine le vacanze. Facciamo rientro a Huaraz, che significa wi-fi, doccia e letto! Fanno piacere dopo tanti giorni ma quasi non ne siamo più abituati. 

Il 31 è un giorno libero in più a Huaraz, guadagnato dall'avere terminato in anticipo il programma. Mi crolla di colpo tutta la stanchezza e ne approfitto per poltrire. L'ultima sera prima di lasciare Huaraz è festa speciale: Rodolfo, Pelayo e tutti i nostri accompagnatori ci hanno preparato la tradizionale pachamanka.

La pachamanca (dal quechua pacha, «terra» e manka, «pentola») è un piatto tipico della cucina peruviana basato sulla cottura al riverbero, prodotto da pietre pre-riscaldate, di patate, carne, pesce e fagioli.

È proprio arrivato il momento dei saluti e i nostri occhi si fanno lucidi negli abbracci. Abbiamo preparato un sacco pieno di nostre cose, che vogliamo lasciare perché saranno più utili a loro, che non hanno nulla, che a noi. 

La mattina seguente torniamo a Lima col pulmino,  dove consumeremo la nostra ultima cena tutti insieme per poi ognuno seguire il proprio itinerario di viaggio. Mauri, Pier, Zac, Franci, Chiara ed io quella sera proseguiamo per l'aeroporto per prendere il volo per Toronto, dove saluteremo Chiara, che si fermerà in visita per un giorno. Noi altri torniamo a Milano Malpensa domenica 3 settembre, come cinque alieni sbarcati sul pianeta Terra.

Rientro a casa più leggera, sia di zaino che di peso, ma molto più ricca...cosa mi ha regalato questa straordinaria esperienza, oltre all'incontro di persone stupende, con cui ho condiviso momenti unici? Per me la Montagna è Libertà. Per me la Felicità è il ritorno all'Essenziale, ad una Vita semplice scandita dal ritmo della Natura, nella sua contemplazione e nel suo massimo rispetto. Senza wi-fi, senza preoccuparsi di lavarsi né di cambiarsi d'abito. Capisco che non valga per tutti, ma questo è il mio resort 5* all-inclusive: una baccinella per le mani e il viso, una boule per la notte e una tazza di tè caldo. Ecco la mia spa: i muscoli tonificati dal lungo andare, il corpo e lo spirito temprati dal freddo e dalla fatica, il sorriso sulle labbra, la pelle bruciata dal sole, gli occhi splendenti che riflettono la bellezza di quei ghiacciai e delle lagune che hanno contemplato, la mia anima purificata e rappacificata.

Proprio la notte dopo il mio rientro, mio nonno cade e sarà l'inizio di una lunga malattia fino al giorno di Natale, in cui mi lascerà per diventare il mio Angelo Custode. Il mio pensiero è stato 《Mi ha aspettato, ha aspettato che tornassi》 e, ancora per l'ultima volta, ha voluto ascoltare inorgoglito i miei racconti sulle montagne andine. In ospedale una volta mi ha chiesto: "A che altezza hai detto di essere andata in Perù?"...A 5465 metri. E anche lì, caro Nonu, come sempre tu eri con me.